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 Fobia sociale

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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Dic 09, 2009 6:12 pm

Caro squall,
insieme possiamo tentare di approntare una possibile ricomposizione di quei quadri che di volta in volta ci porti scrivendo.

Cerco, per ora, di essere più chiaro su alcuni punti.
Quando dico che sei portatore di un bisogno di cambiamento e non "io l'anomalia del sistema, in cui valori sono sfasati rispetto alla norma, perlomeno visti con i miei occhi." cerco di dirle : che importanza ha capire chi è l'anomalia, chi ha ragione e chi torto, chi vede bene e chi invece male? Come può vedere, il meccanismo di svalutazione è lì, pronto per essere sfoderato(e si alterna a quello di ipervalutazione, rabbia, frustazione e isolamento). Io, invece, ritengo che sia importante per lei non fossilizzarsi tanto sul come ha origine tutto questo, sul se è il sistema che è sbagliato o lei(credo che vorticosamente si intercambiano a seconda delle situazioni e delle circostanze, il lei), ma partire dalla costatazione ora pressante che è proprio lei la parte del sistema che porta con sè vissuti di sofferenza, desideri frustati e dolore associato all'isolamento forzato. Chi più di lei, quindi ,è chiamato a diventare promotore del cambiamento che può invertire la tendenza di quello che lei a ragione definisce sistema? La sofferenza che sente è il combustibile principale, quello giusto, affinchè le cose cambiano e le cose possono decisamente cambiare.

Quando, poi, ipotizzo che lei boccia e si boccia(questo è quello che mi preme di più di dirle)cerco di usare una metafora per invitarla a fare attenzione al giudice severo che si annida dentro e che provoca troppa sofferenza...forse facendoci caso, potrà poi cercare anche di tenerlo sotto controllo, oppure usarlo volontariamente piuttosto che soccombervi senza esserne consapevole. Ma cerco solo di avanzare una ipotesi, nella speranza che lei possa usarla per una sua utilità...tutto qui.

E' vero, la differenza tra normalità e non normalità è davvero molto sottile. Ma sono fermamente convinto che le caratteristiche, le qualità, i colori, i vissuti, e soprattutto gli effetti che provoca nell'ambito della vita quotidiana possono dipendere da quanta paura abbiamo di non rientrare in quella che riteniamo essere la normalità, da quella che abbiamo dovuto apprendere essere la realtà...fino a fare diventare la normalità come qualcosa di esterno, un modello non nostro, ma diverso da noi, che non ci appartiene e quindi una meta irrangiungibile. Questa paura può dipendere spesso da vissuti dolorosissimi di squalifica da parte delle persone a cui vogliamo bene, squalifica del proprio modo di essere, di esprimersi e di comportarsi. Squalifica che diventa poi interna, e clandestinamente agisce in noi e contro di noi(il giudice severo).
Un abbraccio a presto.
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Squall



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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Dic 12, 2009 12:52 am

E' stato chiarissimo adesso. Il problema, (che non è pigrismo e/o scarso interesse come sembrano pensare molte persone pure familiari,che pure dovrebbero conoscermi bene e invece è l'opposto), è di non avere la chiave per cambiare questo isolamento forzato, come lo chiama lei. C'è la consapevolezza, c'è da parte mia la volontà di non fossilizzarmi sul passato e su pietre ormai posate e ricordi, ma guardando avanti mi mancano comunque i mezzi per arrivare a questa rottura col presente e per portare cambiament drastici. Purtroppo le intenzioni non bastano.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Dic 12, 2009 9:53 am

Ciao Squall,
credo che sia fondamentale, invece, cercare di capire quanto il passato rischia di diventare un eterno presente, ripetendosi, e offusca un possibile futuro.
Perchè non proviamo insieme a capire cosa del passato si ripresenta nel presente e cosa invece distingue il tuo "oggi" dagli eventi più significativi della tua vita familiare e non?
Un caro abbraccio.
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Squall



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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Dom Dic 13, 2009 5:10 pm

Da un punto di vista generale e temporale dal passato a oggi, c'è stata una parabola discendente. Pochi attimi di felicità in periodi non positivi. A livello pratico diciamo che vivo una vita ancora più chiusa e senza contatti con il mondo rispetto ai pochi che avevo in passato. Poi sono stato costretto a cambiare anche dimora e a rinunciare a cose importanti come l'università, a cui tengo molto. L'ansia e la difficoltà di approccio verso l'esterno è cresciuta di pari passo, aumentando con gli anni.
Le và se le mando una mail approfondita con maggiori dettagli? Se si mi dica se va bene una mail o un messaggio privato..

Un cordiale saluto.
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sergio67

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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Dic 14, 2009 3:29 pm

Squall ha scritto:
C'è la consapevolezza, c'è da parte mia la volontà di non fossilizzarmi sul passato e su pietre ormai posate e ricordi, ma guardando avanti mi mancano comunque i mezzi per arrivare a questa rottura col presente e per portare cambiament drastici. Purtroppo le intenzioni non bastano.

Purtoppo "la consapevolezza di non fossilizzarsi passato" e "il non fossilizzarsi sul passato" sono due cose diverse. Anche a questo serve la terapia, a far diventrare realtà qualcosa che ad oggi senti di non poter realizzare da solo.
Se poi pensi di dover "rompere col presente" non sono per niente d'accordo. E' proprio dal presente che devi ripartire. E i cambiamenti che devi apportare non sono per niente drastici. Se pensi che devi apportare cambiamenti drastici, li immaginerai sempre al di fuori della tua portata.
E se ti concentri sui cambiamenti non stai guardando nel posto giusto. Ti stai concentrando su un futuro immaginario che è ancora tutto da venire.

Concentrati sul tuo momento presente. Solo se sai da dove veramente parti riuscirai a trovare la direzione giusta. Concentrati sempre su quello che stai facendo, anche quando si tratta di un momento di debolezza. E accettalo per quello che è. Non c'è bisogno che ti complichi la vita da solo.
Mantienila semplice.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Dic 14, 2009 7:05 pm

Ciao Squall,
sono della convinzione che il passato è quell'aspetto che ci permette di fare la differenza con i vissuti del "qui ed ora". La sofferenza, spesso, è il segnale di un intralcio alla nostra vita presente che rischia di diventare ripetizione automatica di un "fantasma" che non vediamo.
Insomma, mi chiedo se riesce ad intravedere nel modo che caratterizza il suo "declino progressivo" nel mondo sociale, esterno, aspetti che riguardano la sua vita nell'ambito familiare...il primo gruppo sociale al quale si appartiene a dal quale faticosamente siamo chiamati a differenziarci, separarci per quello che è nelle nostre possibilità.

Per quanto riguarda la sua proposta di inviare un resoconto più dettagliato sulla sua storia personale, io sento che l'attenzione al particolare sia una sua grande sofferenza, un elemento che si connette con il giudizio, l'ansia e l'isolamento. Non deve essere facile vivere nell'idea "o o", vale a dire o essere minuziosi nei particolari, oppure essere generici, quasi invisibili ed evanescenti fino a sembrare evasivi nel modo di descriversi e di raccontarsi. Quindi, preferirei evitare di alimentare e contribuire a questa sua grande difficoltà, continuando a "in-contrarci" nel modo consueto. Magari, pian piano, potrà raccontarci quello che ritiene opportuno e forse...provare ad escludere particolari che riterrà non essere davvero così importanti, fino a trovare la giusta dimensione.
Sono convinto, inoltre, che se facessimo come lei dice priveremo gli altri utenti del forum della sua esperienza e evitereste anche di ricevere da loro i rimandi, le opinioni, le esperienze simili o diverse vissute.
Un abbraccio squall!
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 15, 2009 5:29 pm

Se mi sta chiedendo tra le righe se "il declino" sociale e esterno abbia elementi in comune con la situazione familiare, devo risponderle che è il declino familiare, la causa, che ha accentuato e alimentato il declino esistenziale e verso l'esterno. Su questo proprio non c'è alcun dubbio, come sul fatto che abbia avuto un influsso negativo sul mio carattere. Del resto, il mio modo di pormi e le sfumature sono differenti in base a persone e ambiente, lo notavo proprio oggi. Come se nelle zone "inquinate" io subisca effetti negativi, che si ripercuotono su di me e da cui io devo stare a distanze e appena ne esco, torno un pò a respirare aria pulita.

A me mandare un pvt con una presentazione personale certo non disturba nè alimenta problemi, ma anzi la ritengo utile per avere una prospettiva generale e ordinata del tutto. Ma, se preferisce in questo modo, va bene.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 15, 2009 7:22 pm

In qualche modo sta spostando all'esterno, nel mondo sociale, i vissuti, le esperienze e le aspettative maturate nel tempo nell'ambiente familiare. Accorgersi di questo è davvero importante e sono contento per lei. Differenziare le due cose è un possibile obiettivo...anche se difficile e doloroso da raggiungere. Ma il pimo passo è riconoscere e avere consapevolezza di come siamo imprigionati da un passato che si ripete, che si generalizza fino a fagocitare interamente ciò che di diverso ci può essere in noi e nell'ambiente che ci circonda. Nonostante siamo annebbiati dai fantasmi del passato...qualcosa in noi reclama di vivere un presente diverso, in cui non tutto è come esperito nel nostro ambiente primario o familiare, in cui il nostro carattere nasconde altre possibili caratteristiche mai espresse, ma osteggiate da noi stessi, da altri tratti che pretendono di avere la priorità e di essere i fattori condizionanti in senso negativo la nostra vita.

Perchè, allora, non ci parli un pò di più delle esperienze che secondo lei l'hanno condizionata e la condizionano tutt'oggi nel modo con il quale affronta la vita nel sociale? Cioè come può ricondurre le sue attuali difficoltà all'esperienza familiare?



P.S. E' proprio "la prospettiva generale e ORDINATA" che mi preoccupa. Very Happy Smile
Chi l'ha detto che deve essere per forza minuzioso e ordinato?
Siamo sicuri che questo ci aiuterebbe o rischiamo "la nebbia" che ci porta a deragliare e allontanarci da certe questioni?
Un abbraccio
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 15, 2009 8:17 pm

Bene, andiamo con gli esempi pratici, quelli che istantaneamente mi vengono in mente adesso.
L'atteggiamento autoritario, invadente, a volte minaccioso a parole se non con i fatti e il fatto di dover scappare, specie quando voleva venirmi addosso anche fisicamente, mi hanno creato paura e poco tranquillità e parecchio nervosismo speso anche nelle quattro mura domestiche. Ecco questo esempio già basterebbe di per se a capire molte cose.
Spesso quando ero vittima di prese in giro o atti contro di me, se la prendeva con me, che non sapevo farmi rispettare, e io diventavo il carnefice a tutti gli effetti, altro che vittima. Una volta un giorno mi obbligò pure a non andare a scuola finchè non sapeva il nome di chi mi aveva fatto un segno nella maglietta. Di solito, i figli non vogliono andare a scuola, e vengono costretti, a me quel giorno fu impedito letteralmente, cose da pazzi se ci penso.

Rapporti spezzati con mio padre direttamente proporzionali alla dimunizione drastica delle uscite. Si parla dal periodo dell'inizio dell'adolescenza in poi (dai 14 anni in poi), in cui da quel momento non ci sono più voluto uscire. Quindi mi manca una certa esperienza di fondo della "vita", che si può esplicare in una poca conoscenza delle strade secondarie della mia città o nella costanza di compiere atti comuni e ciclici (acquisti, spese etc).

A questo aggiungiamoci, che (e qui si tocca la sfera delle relazioni interpersonali) fin da piccolo sono stato poco abituato a stare in mezzo alla gente e alle persone, in quanto i miei genitori è già da molti anni, che escono poco per fare visite ai parenti o uscire la sera con amici. E qui potrebbe esserci un altra spiegazione della mia difficoltà a rapportarmi forse.

Poi mia mamma che frugava nelle mie cose, nei miei diari di scuola, che ogni cosa che sa la và a dire a mio padre che poi mi fa il processo, che più che interessata ad aiutarmi, sembra afflitta dalla perenne curiosità, mi ha fatto passare la voglia da sempre di raccontare fatti personali a lei e a qualcun'altro. Quindi poco fiducia e chisura nei loro confronti.

Questi sono esempi di rapporti causa/conseguenza. Poi ci sono sentimenti come rabbia e disprezzo verso una persona, che faccio a fatica a considerare come una figura paterna. Tant'è che se mi avessero scambiato nella culla, forse sarei persino felice.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Dic 16, 2009 11:16 am

Caro Squall,
sento ancora tanta rabbia dalle parole e dalle vicende che racconti, quel tipo di rabbia che si prova solo in virtù di emozioni e sentimenti ambivalenti che inevitabilmente ci legano alle persone significative della nostra vita.
E' dura sentirsi in pericolo, sentirsi giudicati e invasi all'interno di quello che dovrebbe essere il nostro "nido sicuro", quello da cui possiamo apprendere la sicurezza necessaria per spiccare il volo e la consapevolezza di ritornare quando le ali di cui ci ha dotato si sono stancate per il logorio del viaggio intrapreso nel mondo esterno.
Il rischio, dunque, è quello di partire e credere di essere sprovvisti del giusto equipaggiamento per avventurarsi nel mondo che desideriamo tanto, forse perchè si pensa che si necessita delle stesse attrezzature di cui abbiamo avuto bisogno in casa nostra, con le persone primarie a cui abbiamo imparato a rapportarci. Ma siamo sicuri che davvero si ha bisogno delle stesse attrezzature? E se queste vanno cercate strada facendo, in base a come il mondo si presenterà ai nostri occhi rinnovati?
Si pensa, dunque, di dover essere in un certo modo nel mondo esterno, come quando i nostri genitori ci davano l'idea di dover essere in un certo modo per ricevere l'attenzione, la considerazione e il rispetto necessario alla nostra crescita.
Ma ora che lei ha raggiunto questa importante consapevolezza è anche in grado di poter cogliere la differenza. Poter immaginare, magari, che c'è una storia ancora tutta da scrivere, che parte da quella passata(che va riletta, naturalmente) per raggiungere uno spiraglio di rottura e di diversità . E lei di diversità è un esperto! Sento che c'è stato un periodo in cui lei ha tentato di ribellarsi e reagire, per poi arrendersi. Forse la resa è stata funzionale al perido in cui si è verificata...ma siamo sicuri che è funzionale anche adesso? E se ora è il tempo di ribellarsi, forse più che verso i propri familiari, verso i loro sostituti interni(il giudice severo)?.
Inoltre, forse per scrivere la propria storia con le proprie mani, c'è bisogno di una visione più ampia della storia familiare, una visione che nasce mettendo tra parentesi il rancore e cercando di estrapolare anche il bello, il positivo, i sentimenti buoni provati e vissuti. Cosa ci può dire di questo? Riesce ad integrare i sentimenti ambivalenti che prova e da cui scaturisce così tanta rabbia?

Infine, da quanto ho potuto capire i suoi genitori vivono, o hanno vissuto, le sue stesse difficoltà...ma sembra che ora sia solo lei a farsene carico. Mi chiedo allora se il suo permanere sulle stesse tematiche e non tentare di esperire la differenza nel mondo esterno, non sia un modo involontario di proteggerli distaraendoli dai loro problemi personali. Non so, ho questa fantasia, come se ad un certo punto della sua vita, lei si sia arreso in realtà per "prendersi cura di loro"...restando tappato in casa con loro.
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Squall



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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Ven Dic 18, 2009 1:31 am

"ad un certo punto della sua vita, lei si sia arreso in realtà per "prendersi cura di loro"...restando tappato in casa con loro."
Nella maniera più assoluta, io spero che mio padre vada via, altro che compatimento o stare con loro, che poi nemmeno ci sto più, visto che sono invitato con le maniere del caso a fare i bagagli per altra destinazione.

Ho combatutto tanto di quelle volte, anche cercato il dialogo, ma senza risultati, andando ad un muro contro muro o ricevendo indifferenza, come risposte. Ormai mi sono parzialmente arreso, ma non definitivamente. Ma adesso urlare più di quanto ho fatto, in questo momento è inutile, visto che siamo in un periodo dell'anno "morto" per quanto riguarda certi progetti.

Poi, che sarebbe finita in questo modo, era da parte mia prevedibile da tempo, e mio padre non aspettava altro che questo col suo ultimatum: che o fai come dico io e fai qualcosa o senza ma e se, via e io (cioè lui) me ne lavo le mani. Quello che sta succedendo negli ultimi due anni io già lo fiutavo tre anni or sono, e sfortunamente è successo.


"Inoltre, forse per scrivere la propria storia con le proprie mani, c'è bisogno di una visione più ampia della storia familiare, una visione che nasce mettendo tra parentesi il rancore e cercando di estrapolare anche il bello, il positivo, i sentimenti buoni provati e vissuti"
Attimi, ore e singole giornate di felicità e qualche ricordo buono c'è, ma sempre immersi in periodi negativi. L'esempio di una conoscenza fortunosa di una ragazza, i bei voti a scuola (sebbene alla fine si sia consumato l'ennesima delusione personale), l'uscita saltuaria con un amico delle sere in passato, e proprio l'altro giorno di uscire e andare per una mia faccenda e poi per il pane (che non prendevo da anni) sono bei momenti, anche se erano sempre immersi in una situazione di disagio*.

Anche, se va detto che un breve periodo, in cui ero convinto di arrivare ad una rottura col presente, in passato si era materializzata, grazie anche a una persona, con cui si era instauarato un bel rapporto e mi aveva un pò tirato dal mio guscio, portandomi fuori dal mondo, scuotendomi e trascinandomi un pò. Infatti credo, che se i rapporti con questo tipo fossero continuati, io avrei forse visto scenari diversi e più felici da quelli attuali.
E' come se io abbia bisogno di essere spinto e motivato da qualcuno, mi serve la benzina. Non so se mi serva più l'affetto e l'amicizia di un amico o di una ragazza o un psicologo.

*
Poi, ho già parlato come già dei pochi momenti positivi, alcuni di questi, mi abbiamo creato fino a qualche mese fa causato forte senso di vuoto e mini-depressione.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Dic 19, 2009 10:31 am

ciao Squall,

mi sembra quasi che ci sia una battaglia per sentenziare chi sia il vero padrone di casa. Come se da qualche parte si è fatta strada l'idea che la salvezza sua e forse di sua madre possa derivare dalla possibilità che l'uomo di casa cedi la scena solo a voi due.

Forse è vero, lei non si è arreso mai, anzi è stato sempre in prima linea, continua ad occupare questa posizione, opponendosi all'autorità e così facendo gli dà credito e potere. Un modo per confermare l'autorità, ad esempio, è fare in modo che certe cose stranamente previste, sfortunatamente e puntualmente si realizzano. Un modo per opporsi all'autorità di suo padre, ad esempio, è quello di sentirsi inerti, falliti e obbligati a restare in casa, stranamente la dimora del suo carceriere.

Lei ha combattuto, è vero, e ha avuto anche specifici risultati se ci pensa. Questi risultati però indicano che lo ha fatto forse in un modo non funzionale, ma soprattutto ha combattuto contro mulini a vento. Forse, la invito a pensare, fino ad oggi ha combattuto battaglie che non riguardavano lei in prima persona, ma forse avevano a che fare con il quieto vivere di un regno che non è suo, per un potere che non può essere abdicato e per proteggere altri che non hanno forse mai intrapreso in prima persona una battaglia per un potere giusto ed equo, spingendo a un volontarismo di arruolamento altri come lei. Forse, spesso si è sentito anche abbandonato, tradito e lasciato solo di fronte al tiranna dell'impotenza.

Là dove si sente un potere smisurato e annichilente, c'è la paura che si intraveda la possibilità che quel potere possa non esserci, svelando tutto il baratro dell'impotenza, dell'inadeguatezza e della perdita di controllo.

Mi chiedo se il regno dal quale è stato, in base a una antica e strana profezia, mandato al confino, abbia anche una regina oltre che a un "feroce" monarca. Che cosa può dirci di loro? Che fantasie si è fatto sulla loro relazione? Che sa della loro storia personale?.
A presto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Dic 19, 2009 8:56 pm

Salve doc,
no c'è solo un re e sotto i discepoli. I miei genitori non sono mai andati d'accordo tra di loro, spesso ho assistito a liti furibonde e imbarazzanti, e in queste liti, spesso non ero io il problema, ma cose loro. Liti queste, che succedono anche quando ero piccolo. Del resto per dire se io volevo fare un qualcosa in passato, che richiede approvazione, era inutile chiedere a mia madre, se mio padre diceva di no, era no, mia madre non aveva influenza per poter avere potere decisionale ed è stato sempre così.

Il fatto è che ci sono caratteri difficili in famiglia, compreso pure io, che in parte ho subito questa influenza.
Naturalemente carattere difficili ma in ottiche diverse, la mia personalità non è forte come quella di mio padre per dire.

Un cordiale saluto come sempre.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Dom Dic 20, 2009 5:03 pm

Certo che in gran parte delle volte il problema non era lei, piuttosto era riconducibile a difficoltà coniugali tra marito e moglie(e il detto è oramai noto, tra moglie e marito non....). Eppure lei ha assunto un ruolo preciso in questo conflitto tra autorità per la conquista del regno e credo possa essere quello di alleato della parte apparentemente più debole, fino a sostituirla per proteggerla dai colpi a mò di parafulmine. Forse ha creduto di dover alleviare il dolore della parte apparentemente più debole, forse ha davvero creduto di riuscire a risolvere un problema che di certo non riguardava lei come figlio, visto che si svolgeva ad un livello che non era nelle sue possibilità, cioè un livello cuniugale e in più attinente all'adultità(lei era solo un bambino).
Probabilmente tutt'oggi lei conduce questa battaglia, ma ora lo fa in qualità di portatore di un problema, l'essere "malato", l'essere incapace di...etc etc. Questo permette non solo che il conflitto per il potere e la giusta distribuzione dello stesso tra i coniugi venga in qualche modo occultato(forse messo da parte o quasi dimenticato), ma anche che lei possa ancora credere di spodestare il re al posto di....proteggendo il più debole. E forse, chi lo può dire, il suo problema è un modo per il resto della famiglia di non prendere veramente contatto con i veri problemi di fondo.
Ma il problema che mi interessa discutere riguarda lei: che lei non intende cedere e crede che lìunica cosa che può fare è restare rinchiuso in casa, per fare da parafulmine...ancora.
Mi rendo conto, quindi, come davvero l'esterno possa diventare pericoloso...forse perchè specchio di quell'interno che minaccia di folgorarsi se manca il parafulmine.
Un abbraccio
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 22, 2009 8:45 pm

No, io non combattuto per nessun'altro, tranne che per cercare di sbrogliare i miei di problemi. Dovrei cedere, e sottostare alle condizioni e regole di mio padre, che io reputo fuori luogo e dannose per il mio status già molto poco sereno. In quanto già due volte ero tornato, cercando di ricominciare, ma sono durato entrambe le volte non più di qualche settimana e poi sono stato costretto ad andare via di nuovo, causa vivere quieto con mio padre, impossibile. Del resto il messaggio è chiaro: o cosi come dico io o fuori e addio. Nessuno sembra porsi domande del perchè abbia atteggiamenti definiti da persona sfaticata e possibili motivazioni o problemi a questo.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Dic 23, 2009 11:31 am

Cerco, insieme a lei, di costruire una trama possibile che possa dare un senso utile alle sue difficoltà. Nel fare questo avanzo possibili ipotesi; tocca a lei, poi, scegliere quella che sente che può calzarle meglio...ma suggerisco, quella che può esserle di maggiore utilità.
Sono d'accordo quando dice che ad un certo punto ha combattuto per se stesso e combatte ancora in modo diverso, ora, attraverso le sue difficoltà...involontariamente, certo. Ma sento che il tutto è iniziato al di là di lei come figlio. Sento che un conflitto tra autorità sia antecedente addirittura alla sua nascita e che ha caratterizzato la relazione tra i suoi genitori. Forse, lei è subentrato al posto di qualcun altro. Tutto qua.
Credo che cercando di individuare da qualche parte nella sua storia familiare qualcosa che non l'appartiene veramente, ma che è attribuibile alla natura della relazione tra gli altri componenti, possa aiutarla ad affrancarsi di più...e forse a ripensare alla sua attuale posizione di figlio "ripudiato" e " problematico".
Lei è come se dicesse: io ho dei problemi e loro devo cambiare...anzi, SOLO LUI. Ma sento che così non funziona proprio bene. Anzi, le cose possono fossilizzarsi e tutti rimangono sulle stesse posizioni. Lei cerca, insomma, un cambiamento con mezzi impropri(le difficoltà)e questi mezzi sembrano l'ultima chance che pensa di avere per vincere "la battaglia"...ma come ha potuto costatare non è così.

Forse, in questa battaglia può vincere solo chi decide di ritirare l'arsenale fino ad oggi sfoderato.
Forse vince chi si arrende.
Ma sento che questa possibile alternativa non è accettabile per lei, troppo rancore, rabbia e dolore l'anima ancora. Forse, è ancora il tempo di credere profondamente nella sua vecchia visione delle cose...anche se non le è di nessuna utilità.
Mi faccia sapere. Un abbraccio forte.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Gio Dic 24, 2009 10:55 pm

Ho letto con interesse questa discussione. Nello scontro di Squall con il padre, mi sembra di cogliere la stessa inadeguatezza e lo stesso senso di annichilimento che emergono in alcune pagine di Lettera al padre di Kafka.
"Tu possedevi la dote enigmatica dei tiranni, che fondano il diritto sulla persona e non sulla ragione. Davanti a te avevo perduto ogni fiducia in me stesso e l'avevo sostituita con un immenso senso di colpa" scriveva Franz al padre Hermann, così forte, così autoritario da schiacciare il figlio con la sua personalità.
Soffro anch'io di fobia sociale, e credo che molto spesso questo tipo di problema sia da imputare a genitori eccessivamente impositivi, autoritari, rigidi e preoccupate delle apparenze e del giudizio sociale. Perchè la resa dovrebbe essere la soluzione più adeguata? Perchè dovremmo assecondare i desideri, la volontà e i capricci di chi ci vede quasi come un prolungamento di se stesso, rinunciando ad esistere e a vivere?
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Squall



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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Ven Dic 25, 2009 12:11 am

“Sento che un conflitto tra autorità sia antecedente addirittura alla sua nascita e che ha caratterizzato la relazione tra i suoi genitori.”
Credo abbia ragione proprio su questo punto, di cui può essere utile parlare. Da quando so in passato e tutt'ora vedo ancora in maniera più aspra, mio padre con il suo padre non sono andati mai d'accordo e questo tutt'ora avviene anche con altri parenti strettissimi. Naturalmente, parlo per sentito dire, ma è così. In quanto credo ci fosse questo conflitto di autorità anche quando lui era ancora giovane. In effetti, sia lui, che mio nonno, hanno un carattere abbastanza spigoloso, tant'è che tutt'ora si ignorano bellamente e non parlano quasi mai.
A me, dicono spesso che assomiglio a mio padre in certi atteggiamenti, ma in realtà se ci fosse davvero tutta questa somiglianza, non credo che starei solo e con difficoltà a portare avanti il mio percorso. Lui è l'opposto fin da giovane tanti amici, quello che si imponeva sugli altri, il capo della situazione e altro che difficoltà a socializzare. Avrebbe continuato ad uscire anche adesso, e non stato sempre dentro, come ormai fa da un bel po' di anni uscendo lavoro a parte rare volte, in maniera sempre maggiore col trascorrere con gli anni, sarebbe stato meglio per tutti e io più libero di agire, senza venire pedissequamente in ogni mia azione osservato, giudicato e attaccato, e queste cose io non le chiamo interesse, ma disinteresse.
Un cordiale saluto.

@annie, anche io avevo tentato un analogia con la letteratura qualche post più su, ma in questo caso, la figure che mi vengono in mente per fare un confronto sono quelle di Svevo e Pirandello ovvero l'inetto incapace di vivere e il pazzo, visto da li altri come un folle, mentre per il pazzo, lui è il normale e sono gli altri l'anomalia.
E decisamene l'ansia e la fobia sociale sono cose poco felici, a me come oggi spesso prendono anche senza motivi giustificabili o comunque tali da farmela venire. Nono conosco la tua storia, ma concordo sul fatto, che spesso sono proprio i familiari a crearla.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Gen 02, 2010 12:44 pm

Ciao Squall,
sento che è fondamentale per lei continuare su questo percorso intrapreso, percorso che potrà farle riconoscere come il conflitto di autorità di cui da tempo parliamo sia iniziato prima che lei, in modi diversi(anche con le sue difficoltà relazionali e sociali), si sia armato e c'abbia preso parte.
Un conflitto ha quasi sempre inizio dall'uguaglianza di vedute, di interessi e caratteristiche. Sento che è sulla strada giusta per iniziare ad intravedere anche le uguaglianze e le differenze con la controparte. Così facendo potrà poi cominciare a scegliere ciò che l'appartiene e desidera avere da ciò che appartiene a qualcun altro e che non vuole per sè.
Sento, inoltre, che ha intravisto anche come le caratteristiche di personalità di suo padre l'abbiano portato a lungo andare ad isolarsi dal mondo sociale, proprio come lei. Forse vedere ciò che ha condotto lui a questo, potrà aiutarla a capire anche quali sue caratteristiche l'hanno condotto al suo attuale isolamento sociale, anche se a dire il vero a me sembra che in entrambi i casi è come se nel corso del tempo ci sia stato un processo di arroccamento per non abbandonare il castello e rischiare l'abdicazione.
Ma poi, non le sembra che la "regina" sia un pò trascurata nei discorsi che portiamo avanti? Mi chiedo come mai.

Credo che sia fondamentale iniziare ad immaginare di continuare il proprio percorso di vita usando mezzi più idonei e funzionali al proprio benessere, piuttosto che fossilizzarsi sulle stesse modalità oscurando il vasto ventaglio di possibilità a nostra disposizione. Sento che l'isolamento a lungo andare non produca gli effetti desiderati e rende illusoriamente sovrani in casa(la roccaforte che si tende di proteggere dal presunto dittatore), ma a costo di privarsi di tutto il resto delle meraviglie del creato: il mondo circostante.
Annie, perchè non ci parli un pò di più di lei?
A presto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Dom Gen 03, 2010 1:09 am

La mia situazione è simile a quella di Squall, per quanto riguarda la mia vita sociale e relazionale.
Ho 27 anni, la maggior parte dei quali vissuti in solitudine, a causa mia nel periodo adolescenziale e giovanile e a causa dei miei genitori da piccola. La solitudine, l'isolamento è un veleno che mi ha spento a poco a poco, riducendomi ad una sorta di larva umana, incapace persino di soffrire e di piangere. Sembra impossibile, ma mi ero talmente "abituata" a questa condizione che avevo smesso di cercare gli altri e mi ero chiusa ulteriormente nel mio piccolo mondo. Ci sono voluti gli attacchi di panico per indurmi a chiedere l'aiuto di uno specialista e per ritornare a volere un contatto con gli altri.
Ho un rapporto problematico con mia madre, una persona autoritaria, violenta, irascibile, diffidente e..... fragile. Riconosco molti aspetti del suo modo di essere in me stessa: la diffidenza e la paura degli altri, la fragilità, l'insicurezza ma anche la determinazione. Nutro sentimenti ambivalenti nei suoi confronti: a volte la amo, a volte la odio, a volte mi è completamente indifferente, ma mi sento come "incatenata" a lei, perennemente esposta al suo giudizio, al suo potere, e alla sua volontà.
Il suo giudizio che è stato spesso molto critico, severo, ma soprattutto mi hanno fatto molto male le frequenti derisioni, anche in presenza di altre persone. Come dicevo nel messaggio precedente, io ritengo che la paura degli altri sia generata da questa sorta di genitori/tiranni, bravissimi a "comandare" ma assolutamente incapaci di educare e di infondere fiducia in se stessi nei prori figli.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Gen 06, 2010 9:25 pm

Ciao Annie,
scusa il ritardo.
Il suo è un chiaro esempio di come un "sintomo" possa rappresentare non solo una catastrofe indesiderabile, ma la porta di accesso privilegiata per cominciare a desiderare il cambiamento e prendere contatto con i propri bisogni e i propri desideri.
Mi fa tanto piacere che abbia ricominciato ad immaginare una vita possibile, istaurando una relazione con uno specialista che l'accompagna alla scoperta dei possibili significati delle proprie modalità relazionali. Sento che sta facendo un bel lavoro e che deve continuare su questa strada.
Sembra anche che stia iniziando a differenziare la sua esperienza passata, con i propri genitori, dalle possibili esperienze che l'aspettano nel mondo esterno, evitando di portare fuori quel che sono state le principali modalità relazionali del proprio passato all'interno del nucleo familiare. Insomma, le cose possono essere diverse...ciò che può risultare uguale è trasportare con sè nella società il proprio mondo interno, fatto di derisione, giudizi e possibili punizioni morali. Come dice lei, questo mondo è parte di lei...ma non è TUTTA la sua persona, solo una parte. E' però una parte che ha tirannizzato la sua vita, conducendola giorno dopo giorno a rinunciare a vivere i propri desideri. E' una parte che ha monopolizzato le sue esperienze di vita, facendola sentire sempre inadeguata, giudicata, incapace...soprattutto perchè ora è lei che ha il metro di misura rispetto al quale non sarà mai all'altezza. Insomma, lei è diventata molto severa e esigente nei confronti di se stessa. Ma questo è solo una parte.
Ci dia sue notizie
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Dom Gen 10, 2010 7:47 pm

è stato molto complicato prendere coscienza di tutto questo, e sarà molto complicato cambiare e sradicare certe abitudini e certi pensieri che mi accompagnano da quasi sempre. Credo molto nella potere terapeutico della parola: quello che fa soffrire, che crea disagio e ostacoli a livello psicologico, può rivelare tutt'ad un tratto la sua evanescenza, ed essere superato se condiviso, compreso e chiarito. Penso che continuerò la psicoterapia e che sarà "traumatico" interromperla un giorno...
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 02, 2010 1:20 am


Non sapevo dove scrivere e quindi lo faccio qui.... il mio percorso terapeutico si è evoluto nel frattempo ed io mi sento più serena, mi sento di scrivere a coloro che hanno problemi di ansia generalizzata che pian piano è possibile riuscire a gestire meglio le proprie difficoltà e ad imparare ad avere più fiducia in se stessi e negli altri. Sicuramente chi ha problemi di questo tipo, non si libererà facilmente ed eternamente di questo disagio, ma si può imparare a gestirlo, a "pensare diversamente" attutendo i sintomi. La strada è ancora lunga e in salita, ma per chi ha voglia di scalare ed arrivare in cima per vedere cosa c'è, e l'aria che si respira, e il panorama che si può ammirare, la fatica e la paura sono sopportabili, il dolore provvisorio....
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stellina

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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 02, 2010 10:34 am

Very Happy bellissimo leggerti così ...
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sergio67

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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 02, 2010 11:58 am

"la fatica e la paura sono sopportabili, il dolore provvisorio..."

non posso che associarmi alle tue parole.

Io però ho fiducia che sia possibile liberarsi del disagio.
Non ci si potrà liberare in via definitiva dell'ansia, perché si tratta di una emozione umana, ma nel momento in cui impari a non farti ingabbiare dalla tua ansia, a viverla come uno stato transitorio che non può avere nessuna presa reale su di te, io credo che ci si possa definire "liberi".

Un grande abbraccio
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