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 Fobia sociale

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Valentin
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MessaggioTitolo: Fobia sociale   Mer Nov 11, 2009 6:37 pm

Salve. Ho 35 anni e da piu di 20 soffro di fobia sociale. In questo lungo periodo, il disturbo ha attraversato fasi piu o meno acute, ma mi ha tuttavia condizionato fortemente la vita e mi ha impedito di realizzarmi come individuo.
A 13 anni ho interrotto gli studi. Da allora ho sempre cercato di lavorare, ma il mio disturbo prendeva sempre il sopravvento e alle prime difficoltà mollavo tutto. Oggi, a 35 anni, mi ritrovo senza un lavoro e senza amicizie. Nel corso degli anni sono riuscita ad instaurare pochi rapporti autentici e quei pochi che avevo, per un motivo o per un altro, sono finiti.
Accuso diversi sintomi. Dall'eccessiva preoccupazione a quello che gli altri possono pensare di me, al disagio che provo nello stare in compagnia. Ma quello che piu di tutti mi causa sofferenza è la difficoltà nel far valere i miei diritti. Spesso mi lascio calpestare dagli altri e quando succede, per giorni soffro e rimurgino sull'accaduto. Inoltre, in conseguenza alla fobia sociale, mi è venuta con gli anni una forma di depressione e di mancanza di interessi.
Un'altro problema che la fobia sociale mi crea è la dipendenza affettiva: quelle poche volte che mi sono impattuta in qualche persona che mi faceva stare bene, inteso sia come amicizie che come partner di sesso maschile, ne sono diventata dipendente.
Mi sono stancata di vivere in questo modo, vorrei fare qualcosa. Ho letto che la terapia cognitivo-comportamentale puo' dare degli apprezzabili risultati, ma la mia condizione economica non mi permette di mettermi in cura con uno psicologo. Avevo pensato alla possibilità di una terapia di gruppo che ha costi piu contenuti. Mi puo' dare qualche consiglio e indicazione a riguardo? Io sono di Napoli.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Gio Nov 12, 2009 10:53 am

Cara Valentin,
sono contento che abbia deciso di intraprendere un percorso terapeutico per affrontare la sua difficoltà. E' difficile parlare di diagnosi in questo contesto, ma dalle poche informazioni che lei ha dato, mi sembra di capire che lei ha una difficoltà nello stabilire la giusta distanza e la giusta vicinanza con gli altri, per cui o è troppo vicina(per cui può dare importanza a quello che dicono, pensano o immagina che dicano e pensano) oppure è troppo lontana(si chiude in casa e in se stessa, come strumento per evitare le situazioni che la inducono ad essere troppo adesiva al parere, alle decisioni e ai giudizi degli altri). Credo inoltre che le sue difficoltà riscontrate nel sociale abbiano a che fare con la dinamica umana dell'appartenere agli altri e dell'individuarsi, ossia conservare la propria indipendenza. Mi sento di dirle che è un meccanismo comune, che però può spaventare più del solito. Immagino, inoltre, che queste dinamiche si verificano anche in famiglia, in cui la vedo troppo adesivo al parere,alle decisioni, alle aspettative delle persone a lei care. Ma può darsi che mi sbagli.
Il primo e fondamentale punto che vorrei affrontare con lei, prima degli altri è: in questa comunità "virtuale", quanto tenpo necessita perchè possa perdere la giusta distanza e diventare o troppo dipendente o scappar immediatamente via per paura che la giudico? E che cosa ci vuole perchè lei smarrisca la giusta distanza da noi? A presto
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Valentin
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Gio Nov 12, 2009 1:10 pm

In questa comunità virtuale, non ho paura che lei mi giudichi. Lei è un medico, suppongo che potrà solo aiutarmi e non giudicarmi. Quindi mi esponga pure tutto il suo pensiero, io voglio soltanto essere aiutata.
La mia paura del giudizio altrui si manifesta nel quotidiano. Sento sempre la necessità di giustificarmi con gli altri, ho sempre il dubbio di aver fatto male questa cosa o quell'altra, non riesco ad affrontare i conflitti che normalmente possono crearsi con le persone. Quindi, o divento troppo arrendevole o scappo. Quando sono in mezzo alle persone raramente mi sento a mio agio, ma al contrario sono sempre tesa e a controllare quello che dico e che faccio.

Per quanto riguarda la famiglia beh, credo che il flucro del problema sia proprio li, in particolare nel modello di vita trasmessomi da mia madre. Mi ricordo che fin da piccola mi ha sempre tartassato con espressioni del tipo "non fare la cattiva, gli altri ti guardano" oppure "vergognati!". Non ricordo che abbia mai avuto con me parole rassicuranti, mi ha sempre spinto ad agire in base a quello che pensavano gli altri. Quella era la priorità assoluta, anche a costo di calpestare me stessa.
Inoltre ho un fratello piu grande che è sempre stato prepotente e aggressivo. Sono cresciuta confrontandomi con questa figura che dovevo sempre assecondare, perchè mia madre diceva sempre che con le persone prepotenti bisogna cedere.

Mia madre, tutt'oggi, è vittima delle persone che la circondano. Le vizia, si da da fare eccessivamente per loro anche quando non le viene richiesto, si lascia calpestare, non pensa mai a se stessa e alle sue esigenze.
Io riconosco di essere venuta su con il suo stesso problema, seppure a livelli meno estremi. Però al contrario di me, che ci soffro quando mi capita, per lei è normale. Deve andare così.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Gio Nov 12, 2009 3:20 pm

Cara Valentin,
io sento che posso guidarla affinchè lei stessa si aiuti. Credo che stia sulla giusta strada. Collocare la sua difficoltà e iniziare una prima definizione della stassa nell'ambito del contesto familiare mi sembra un ottimo risultato. Già da questo possiamo supporre che se di intervento terapeutico bisogna parlare, questo non potrà avvenire esulando dalla famiglia in toto. Sento che il suo disagio "ereditato" è come una nave rompighiaccio in antartide,come dire che la sua consapevolezza e il suo rifiuto di un modello familiare dominante possano avere la funzione per la famiglia intera di liberarsene, o almeno immaginare solo di farlo. Lei è ,dunque, portatrice di un disagio e di una difficoltà nonstrana nel mondo familiare d'appartenenza, anzi quasi "normale". Dall'altra il fatto che sia consapevole della notevole sofferenza che può comportare è la risorsa che tutta la famiglia possiede in potenza perchè si possa tentare un minimo spostamento di prospettiva. La difficoltà di stabilire la giusta distanza dagli altri è sicuramente connessa con una forte dinamica di dipendenza che di solito risiede in famiglia. Sento che questa dipendenza si sia istaurata nel corso del tempo tra lei e sua madre, una forma di dipendenza difficile da scardinare, con aspetti di "prepotenza" che possano indurre entrambe a cedere. Quindi stia bene attenta a quest'aspetto. Mi sento di consigliarle una forma di terapia che non escluda i suoi familiari, visto che in realtà la sua difficoltà di appartenere e differenziarsi dagli altri è una difficoltà non solo sua ma della famiglia nella sua totalità. A presto.
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MessaggioTitolo: La mia famiglia   Ven Nov 13, 2009 11:27 pm

non credo sia disposta ad intraprendere una terapia. Come le ho detto nel precedente post, mia madre è convinta di non avere nessun problema. Inoltre, non vivo piu nemmeno con lei.

In aggiunta, mi sarebbe di un imbarazzo insopportabile parlare con lei di queste mie difficoltà, così come di ogni altra cosa importante che mi riguarda, visto che non abbiamo mai avuto nessun tipo di dialogo che possa definirsi tale. Qualsiasi problema io avessi nel corso della mia vita, era sempre colpa mia.
Ancora oggi, quando mi capita di vederla, mi critica continuamente. Ha il potere di mettermi veramente di malumore. Quando deciderò di iniziare un percorso in questo senso, preferirò farlo da sola.

Per fortuna non sono dipendente da lei. Anzi, forse è l'opposto: per me lei rappresenta un modello negativo che rifiuto con tutte le mie forze. E mi arrabbio tanto perchè purtroppo, molte volte, rivedo in me proprio quegli atteggiamenti di lei che tanto detesto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Sab Nov 14, 2009 10:06 am

Cara Valentin,
sento che allo stato attuale sia importante per lei lavorare pian piano affinchè il percorso terapeutico sia scelto, iniziato e mantenuto. Cominci a pensarci, non deve per forza scegliere immediatamente, ma maturare l'idea che rende poi possibile l'azione. Credo, in ogni caso, che sarà importante per lei affrontare il discorso del tipo di relazione che interessava tutti i membri della famiglia(ad es. lei mi parla di sua madre, ma il resto della famiglia? che ruolo aveva?quali erano i ruoli, le dinamiche principali e la natura delle relazioni tra TUTTI i membri della famiglia). E' evidente però che sua madre sembra aver sempre assunto un ruolo di primo piano, nel senso di esser stata la persona più visibile e apparente. Forse, ma può darsi che mi sbaglio, il resto della famiglia svolgeva il proprio ruolo dietro le quinte, avendo comunque degli effetti precisi sul clima familiare. La semplice passività e sottomissione è in ogni caso un ruolo determinante la supremazia apparente di un membro della famiglia. Ritornando al discorso della ipotetica dipendenza, ho sempre ritenuto la dipendenza qualcosa di indipendente dal valore positivo o negativo dell'oggetto al quale si dipende. Ad es. il tossicodipendente si lega ad una sostanza che ha indubbiamente effetti negativi, anche se sembra svolgere un ruolo importante nell'economia della sua vita psico-fisica. Mi sembra che sua madre abbia ancora un certo effetto su di lei, ma soprattutto vede il suo marchio impresso in lei. Tutto questo sono elementi della dipendenza. Credo però che potrà affrontarlo con i tempi giusti in un contesto terapeutico adeguato. In bocca al lupo.
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MessaggioTitolo: violenza nell'infanzia   Mar Nov 24, 2009 10:42 am

Ho 40 anni e sono infinitamente infelice! Vengo da un famiglia dove la violenza e odio era al ordine del giorno, soprattutto da parte della mia madre nei miei confronti, Ero la figlia indesiderata che ha avuto a 18 anni con un uomo( mio padre) dal quale si e' separata dopo 1 anno ed e' sparita per 5 anni lasciandomi ai nonni (per fortuna!) per poi ricomparire con un'altro uomo (padre di mia sorellastra). Li' ebbe inizio il mio inferno...Picchiata,insultata e denigrata quasi tutti i giorni, colpevole di essere la figlia di mio padre...Malgrado tutto questo riuscivo ad essere addirittura la prima della classe e mantenere le relazioni umane normali con il resto del mondo.
A 21 anni sono andata via di casa, in un'altro paese(Italia) (non sono italiana!), ho lottatto da sola senza aiuto di nessuno, tanto meno della famiglia (anzi!).Adesso mi rendo conto pero' di non aver seguito i miei desideri! Sono semplicemente scappata ma ho continuato seguire quella madre violenta che mi fa tanta paura e ho fatto quello che lei avrebbe voluto. Non ho mai saputo seguire me stessa...
Mia madre e' anche un'alcolizzata e forse lo sono anch'io. Non bevo sempre pero'le situazioni per me stressanti le purifico con alcool, non riesco ad afrontare le situazioni nuove senza tremare tutta e questo non mi piace. Ho sempre paura della gente, di sbagliare e se non lavoro (faccio un lavoro molto simile a quello di mia madre! e lo quasi odio!), mi chiudo in casa. Per fortuna ho un compagno meraviglioso il quale vorebbe aiutarmi ma non sa come. Come fa a saperlo se non lo so neanch'io! C'e' una via d'uscita?
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 24, 2009 11:38 am

Cara T,
trapela tutta la sofferenza e il disagio che prova da quel che condivide con tutti noi.

Mi rendo conto che non è facile fare i conti con un passato pesante che è diventato una ZAVORRA nel bagaglio che si è portata con lei da una parte all'altra del mondo.

Sento però che finalmente ha raggiunto un grosso traguardo: ha molloto la presa e sta iniziando a capire che non può farcela da sola. Sento che se la sua grande forza interiore l'aiuterà anche in questa fondamentale fase della sua vita, dall'altra parte sta per raggiungere la consapevolezza che ci vuole la giusta distanza tra l'essere sola e contare solo su se stessa e affidarsi agli altri, provando forse a provare un pò di fiducia negli altri. Questo non è poco, anzi....

Riconoscere che in questa fase della sua vita è arrivato il momento di fare i conti con una dipendenza(dall'alcool, ma anche e soprattutto di tipo affettivo nei confronti delle figure significative della sua vita passata e attuale) è un passo fondamentale per poter sperare di immaginare di raggiungere la giusta autonomia possibile, autonomia resa possibile solo riconoscendo, accettando e elaborando la base a cui apparteniamo inevitabilmente.

Di certo, la sua forza, l' intraprendenza e il suo coraggio mostrati in passato non possono essere considerati il suo fallimento attuale. Sono le risorse che l'hanno salvata in passato, rendendo possibile oggi anche la coraggiosa presa di coscienza. Sono le risorse che, se sapute utilizzare, l'aiuteranno a risolvere i nodi cruciali della sua vita.

Lei oggi è arrabbiata, si sente. Ma proprio questa rabbia le ha permesso di capire che ha dei desideri, dei bisogni ma soprattutto l'aspirazione a separarsi quanto possibile da un passato che può e deve essere preso in considerazione perchè il presente possa diventare tale, nuovo e inedito(e non più una continuazione del passato, inquinato dal passato, condizionato dal passato) e il futuro arricchito dalle sue aspirazioni e dai suoi nuovi desideri.

E' difficile affrontare le relazioni sociali quando non si ha la giusta distanza tra dipendenza e autonomia, tra diffidenza e fiducia, tra bisogno di essere con gli altri e paura di perdersi negli altri, me ne rendo conto! Ma non è impossibile riuscirci, soprattutto iniziando a pensare che è il momento di essere accompagnati per mano da qualcuno più esperto di noi.

Credo che sia un altro bel traguardo la costatazione che il proprio compagno non possa aiutarci più di tanto, che non è il nostro terapeuta e che non possiamo dipendere troppo da lui.
Mi sento di consigliarle di iniziare ad immaginare di poter anche rivolgersi ai servizi territoriali presenti, che sapranno poi indirizzarla al meglio.
Ma sento di avvertirla che la sua principale sfida è RISCHIARE LA FIDUCIA, in un nuovo contesto in cui la relazione istaurata può essere anche diversa da quelle del proprio passato.
Nel frattempo, mi piacerebbe che lei inaugurasse la sezione sulle dipendenze da sostanze del nostro forum, parlandoci di più della sua RELAZIONE istaurata con una sostanza dalla quale è difficile separarsi, ma non impossibile!.
Un abbraccio.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 24, 2009 4:27 pm

Grazie per grande incoraggiamento, doc!
In effetti, la mia sensazione e' che dietro questa grande sofferenza si nasconde una grande voglia di liberarsi di questa zavorra e VIVERE. Come se fossero le doglie queste, e fra poco nascera' una nuova vita! Ogni vita e ogni cambiamento importante nasce da una grossa ed importante sofferenza. Non so quanto dovro' ancora soffrire, ma se questo significera' migliorare per sempre, che sia!
Ho scelto di scrivere su questo argomento perche ritengo la fobia sociale sia causa di mio legame con alcool e una volta risolta svanira' anche questo aspetto. In ogni caso e' un circolo vizioso, cane che si morde la coda, un'aspetto che si alimenta con altro. Appena definito bene le idee mi faro vedere anche sulle dipendenze! Sperando di essere aiutata un po' e di riuscire ad aiutare anche gli altri.
A quali strutture teritoriali si riferisce? CPS? Vivo in Lombardia.
GRAZIE! Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Nov 24, 2009 5:45 pm

Cara T,
credo che possa rivolgersi ai Ser.T dell'ASL di appartenenza, ma mi sento di consigliarle anche un Centro A.A.(alcolisti anonimi), non può immaginare quanto possono esser utili ed indispensabili per il percorso di autonomia e affrancamento della sostanza. Quest'ultimi le garantiranno anche una rete di supporto a cui potrà fare riferimento nei momenti più critici oltre ad avere un percorso che procede a step prefissati. Al Ser.T potrà richiedere un supporto psicologico, ma cosa ancor più importante di intraprendere un percorso psicoterapeutico che l'aiuterà ad attraversare la sofferenza di cui parla nel modo più utile e funzionale alle sue esigenze. Ci dia sue notizie! mi raccomando, ci faccia sapere di lei e di come procede! Un abbraccio
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Nov 30, 2009 7:52 pm

"ha una difficoltà nello stabilire la giusta distanza e la giusta vicinanza con gli altri, per cui o è troppo vicina(per cui può dare importanza a quello che dicono, pensano o immagina che dicano e pensano) oppure è troppo lontana(si chiude in casa e in se stessa, come strumento per evitare le situazioni che la inducono ad essere troppo adesiva al parere, alle decisioni e ai giudizi degli altri)."

Trovo questo stralcio di risposta che lei ha dato interessante, o credo forse inerente anche alla mia situazione. Sopratutto qin questi due status descritti, ovvero il pensiero di essere giudicato e criticato dagli altri "vicinanza" (almeno io la leggo così) e il rifiugio da tutto e tutti chiudendosi in se e stando a casa non uscendo evitando situazioni sociali spiacevoli e fonti di tristezza..
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Nov 30, 2009 8:15 pm

Cara Squall,
è proprio quello il senso e non è un caso che riesca a coglierlo e vedervi parte della sua sofferenza. L'oscillazione fra questi due poli è estenuante e provoca una miriade di forte emozioni(vergogna, tristezza, rabbia, sensi di colpa) che per quanto forti spesso risultano ingestibili e spingono verso un rifugio sicuro, o apparentemente tale, l'isolamento. Questo può creare un circolo vizioso per cui più ci isoliamo più il mondo esterno ci fa paura e ci sentiamo sempre poco adeguati e capaci di affrontarlo. L'isolamento, perciò, diventa la nostra prigione le cui chiavi sono nascoste e sembrano introvabili anche a noi stessi. Ma anche se è difficile rompere il circolo vizioso, non è impossibile...anzi.
Perchè non ci racconti un pò di lei? Cosa le sta succedendo?
A presto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 12:56 am

Salve dottore. In realtà sono un ragazzo e ho 21 anni. E' la prima volta che entro nel sito, me lo hanno indicato. Mi trovavo a leggere questo thread tra i tanti, e per caso ho letto qualche post tra cui il suo.

La mia situazione è inerente al topic, trattasi di ansia, disagio e solitudine collegate anche a diverse sfere, insomma. Per questo quanto ho letto, questi due status, che lei indicava, mi ci sono riconosciuto subito in maniera instantanea, è vero. Io sono così: o mi faccio problemi di quello che la gente pensa o può pensare di me (ci aggiungo se vengo/venivo preso in giro effettivamente o meno, spesso in passato stavo molto male anche nel dubbio della presa in giro, tanto che capitava spesso anche di vederla dove non c'era), il fatto di venire accettato o meno, quando mi trovo a contatto in gruppo o con estranei (in realtà dovrei usare il passato, visto che adesso non ho proprio una vita sociale, non che prima l'avessi estesa) e dall'altra parte tutto questo provoca l'opposto status ovvero evitare le situazioni spiacevoli che mi fanno stare male, cercando di contenere il disagio evitando situazioni pubbliche, normali, ma per me ansiose, e che non riesco a gestire.

Questa è una parte della mia storia, ovvero quella che mi collega alla sua risposta, ma credo sia solo una parte di quello che mi riguarda. Ovvero credo che l'ansia, il vuoto che sento internamente, il disagio verso il mondo, la sia la conseguenza, di molteplici cause, abbastanza complesse forse da liquidare in due righe. Di sicuro i rapporti con i miei genitori, sono uno dei punti cardine. Questo è all'incirca un quadro veloce e globale.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 1:14 am

" in questa comunità "virtuale", quanto tenpo necessita perchè possa perdere la giusta distanza e diventare o troppo dipendente o scappar immediatamente via per paura che la giudico? E che cosa ci vuole perchè lei smarrisca la giusta distanza da noi?"
Rispondo pure a questo dicendo, che no, in quanto lei è un dottore e secondo siamo sempre su internet e c'è l'anonimato, quindi nessun problema. Cioè se io sono venuto qui, è proprio per venire se non giudicato, comunque accettare e capire e capirmi meglio. In realtà, essendo questo un colloquio difficilmente verrei insultato o fatta ironia nei miei confronti credo. Tuttavia, mi sembrava impossibile pure a me rimanere molto infastidito col pensiero fisso per una situazione simile eppure, qualche mese fa, su un sito, su una pagina da me scritta, ho ricevuto commenti poco carini, sui miei gusti e quindi mi sono sentito criticato nella mia persona, e ci sono rimasto male pensandoci un intero pomeriggio, sapendo e convincendomi tuttavia, che queste cose erano stupidate, eppure mi è successo pure questo. Eppure io sapevo, che era una sciochezza, e lo so tutt'ora, nonostante ciò evidentemnte sono così sensibile e ne ho viste tante, che per il niente, mi creo problemi.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 10:01 am

Caro squall,
sono d'accordo con lei, spesso il meccanismo del giudizio travalica la barriera protettiva dell'anonimato e ci colpisce comunque nonostante il filtro dello schermo del pc. Ci si sente giudicati comunque in quanto siamo noi stessi a non riuscire ad ignorare la nostra identità. Gli altri non ci conoscono, ma noi si e non possiamo fare a meno di essere severi, controllori e giudici intransigenti. Lo schermo ci rende invisibili, ma non riesce a farci mollare la presa da noi stessi e anche se per pochi istanti distogliere lo sguardo attento su quello che riteniamo sia cattivo, inadeguato, vergognoso in noi stessi.
L'eccessiva vicinanza produce il rischio che queste parti, di cui conosciamo più o meno esplicitamente l'esistenza(secondo il proprio punto di vista e il proprio strumento di misura) e con le quali ci presentiamo nella società, diventino evidenti e comprensibilmente il rischio di diventare impacciati, incapaci di sostenere lo sguardo degli altri, la battuta, la critica diventa inaccettabile e insostenibile. Forse perchè partiamo già sconfitti e bocciati in partenza. Forse si crea un circolo che si autoalimenta per cui temendo che gli altri vedano certe cose di me, divento ansioso, timoroso, sottomesso oppure impacciato etc etc e quindi gli altri vedranno solo questo di me e agiranno secondo le loro modalità più caratteristiche(molte delle quali possono essere anche non giuste e adeguate, ma purtroppo caratterizza la socialità in gruppo).
L'eccessiva lontananza, dall'altro lato, non ci garantisce che queste parti di noi giudicate non buone ci lascino in pace, in quanto le sentiamo presenti, in agguato, lì troppo vicine e accanto a noi. Qualsiasi cosa potrebbe ferirci, una telefonato, un identificazione in un film, una fantasia etc etc.
Mi chiedo che fine abbiano fatto le parti belle di lei e perchè si concentra solo su quelle ritenute negative. Mi chiedo, inoltre, se come spesso capita non riesce a vederle perchè forse offuscate ed eclissate da un ideale troppo grande da poter raggiungere e rispetto al quale lei come persona reale rischia di diventare un niente.
Inoltre accennava a situazioni familiari, se la sente di parlarne?
Un abbraccio.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 2:04 pm

"Mi chiedo che fine abbiano fatto le parti belle di lei e perchè si concentra solo su quelle ritenute negative"
Diciamo, che ho una memoria abbastanza forte, di cui spesso anche gli altri si stupiscono. Tuttavia, i miei ricordi 9 volte su 10 tendono a ricordi e esperienze negative, per il semplice fatto che sono stati questi in maggioranza, che mi hanno caratterizzato.
I momenti, che io non chiamerei felici, ma piuttosto attimi temporali o giornate o periodi (ma qui sono rari, mi sarà capitato una volta da diversi anni a questa parte, concidente all'unico piccolo periodo in cui uscivo con un ragazzo se capitava una volta alla settimana per un periodo comunque non lungo, con cui si erano instaturati buoni rapporti, un amico in quel momento) li ho vissuti, e le spiego anche perchè non ho voglia o piacere a ricordarli.
In realtà, in passato certi momenti (in realtà adesso me ne viene uno in particolare a proposito di un incontro casuale con una ragazza), li ricordavo di continuo ogni giorno quasi fissandomi in quel momento/situazione, tuttavia la conseguenza di tutto questo, col tempo è stato profonda sofferenza e sconforto, rivivendo con la mente questa situazioni, e infatti provo adesso a dimenticare. Ovvero, anche attimi piacevoli o di certo tutt'altro che negativi, si sono trasformati in dolore e negativi, almeno per me. Per altri credo, che questo momento, sarebbe stata una schiochezza, di cui a distanza di qualche anno nemmeno si ricordava più particolari e nemmeno ci farebbe più caso.
La domanda, che ho fatto e mi sono fatto è: come mai i ricordi positivi generano dolori, perchè non credo sia mera nostalgia.

Sul rapporto familiare, è stato sempre conflittuale, specie con mio padre. Del resto, se io sono arrivato a non vivere con serenità, e a non poter stare tranquillamente a casa mia, e a rinunciare a delle cose, che mi creano sconforto (università principalmente, non a caso quando sento ragazzi o parlare di università mi sento triste), la causa è da ricercare anche in questa persona, che purtroppo io faccio fatica a riconoscere come tale figura.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 6:57 pm

Caro squall,
sono sincero, non credo di aver pienamente compreso l'esperienza intima che cerca di spiegarmi. Forse perchè riguardano lei così da vicino e spesso guardando da vicino le cose rischiano di perdere i contorni e sfumare. Sento che è per la sua forte riflessività, la sua attenzione ai dettagli e la spiccata capacità ad osservare se stesso e il mondo che la circonda. Non vorrei sbagliarmi, ma può o meno dare una conferma su questo.
Cerco di dare una possibile risposta, una tra le tante possibilità.
Quando ci succede qualcosa di estremamente bello può succedere di dare anima e corpo alla situazione nuova che si presenta e che ci rende felici. Desideriamo essere perfetti, avere tutto sotto controllo, persone senza smagliature nella speranza che la nuova e desiderata avventura non diventi l'ennesima fregatura, un fallimento come tanti annoverati nella nostra precedente esperienza. Questo può indurre il pensare e ripensare a quello che sta succedendo, ai discorsi, alle parole, ai gesti usati...quasi come se fosse un' esame e non vogliamo essere impreparati. Il bisogno di avere tutto sotto controllo può indurre un senso di oppressione, di malcontento, di sofferenza per la felicità. Tutto questo può capitare soprattutto se si inizia una nuova avventura pensando che non c'è nulla di buono in noi e per questo cerchiamo di compensare questo senso di nullità aspirando ad un ideale di noi stessi. Ideale che non siamo noi!.
Se e quando tutto questo finisce resta l'amaro in bocca, la delusione e il ricordo di quanto sia stato pesante vivere l'esperienza felice.

Non so se sono riuscito a cogliere cosa intedesse dire, magari possiamo arrivarci insieme per prove ed errori.

Perchè non prova a parlarci di queste esperienze di cui accenna?
Come potrebbe definire il rapporto tra lei e suo padre?
Un abbraccio
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 01, 2009 8:22 pm

Forse mi sono spiegato male, facendo un pò di confusione tra la questione familiare e il rapporto con mio padre da una parte e la tristezza e il dolore verso ricordi passati sia positivi che negativi dall'altra.

Confermo che sono un tipo scrupoloso, fin troppo attento ai dettagli, anche nei particolari, il che non è una buona cosa specie se i dettagli riguardano capire, cosa pensa il mio interlocutore di me. Anche troppo cerebrale e riflessivo, cosa questa che spesso mi porta in paranoia e stress mentale.

Tornando alla vicenda personale.
In realtà non è che non aveva capito la situazione intia come dice lei, ma il fatto è che l'avevo solo accennata. Una situazione che volevo prendere come esempio del tipo "come dal conoscere una ragazza in una serata fuori, dove io ero uscito per divertirmi per vedere un film seppur da solo, ma per me faceva notizia persino uscire di sera, e provare forti sentimenti di attrazione e amore verso una ragazza (che avrò visto due/tre serate nella mia vita), che poi da li in poi e a distanza di qualche anno ancora, mi ha provocato ancora sofferenza e tristezza". Come conseguenza infatti, ho dovuto per il mio bene prima buttare una sua foto e qualcos'altro, e cercare di recidire in maniera definitiva ogni riferimento possibile e tangibili, persino tramite internet recentemente. Cioè parlo di una (all'epoca) semplice conoscente, niente altro.

Mi creda, così il discorso può risultare forse un pò confusionale, ci vorrebbe più spazio. Infatti, ci tengo a precisare, che la storia è decisamente più lunga, m ho abbreviato, per evitare che diventasse troppo lunga qui.
Tuttavia credo che la sofferenza sia provocata dal fatto di sentirmi inferiore e non all'altezza di questa persona, nonchè fare paragoni comparativi, dove io sono solo e senza amici. Non a caso, in passato, ma in realtà tutt'ora a deprimermi pure vedendo per strada semplici estranei o conoscenti felici, in gruppo o con un ragazzo/a.

Un cordiale saluto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Dic 02, 2009 9:53 am

Caro Squall,
sento che non si tratta di una semplice conoscenza, anzi! Ma quasi una bella vittoria. Uscire da solo e ritrovarsi a conoscere una bella persona credo sia un segnale da interpretare nel giusto modo. Secondo me indica diverse cose:1) la sua forte motivazione a mettersi in relazione con gli altri;2) doti e capacità per poterlo fare;3)lo desidera e per questo ci riesce.
Credo però che il punto cruciale sia un altro: quando dice adeguato o all'altezza, rispetto a quale modello di riferimento?
All'altezza di cosa?
Quale modello persegue?
Può essere che lei si sente inferiore, incapace e inadeguato in quanto ha in mente di dover essere qualcosa che non è? Un ideale di come bisognerebbe essere, di come bisognerebbe fare, di come gli altri secondo lei fanno?
Un abbraccio.
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Squall



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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mer Dic 02, 2009 5:20 pm

Esattamente come dice lei, profumo di aria fresca, pur tra mille difficoltà e impacci, nonostante stiamo parlando di tre/quasi quattro anni fa, incontro questo, in coincidenza con il brevissimo periodo in cui, anche se poco qualche volta uscivo la sera, in qualche caso, anche con un ragazzo, che ormai ho perso di vista da molto, con cui all'epoca eravamo amici e con cui mi fidavo e confidavo.

Non è che abbia modelli di riferimento, ma il paragone con gli altri con la loro "normalità" messa a confronto con me, viene inconscio e spontaneo e mi fa sentire diverso dagli altri, nonchè vuoto dentro e molto amareggiato, del perchè sia finito in questa spirale profonda. Rabbia, anche perchè in fondo, ho 21 anni,ed è come se ne avessi vissuti la metà e il confronto con i miei coetanei è spiacevola nonchè negativo in generale per me, nonchè consapevolezza, che ho difetti, ma sento di avere dentro delle doti, che finora vuoi per le situazioni sfavorevoli, vuoi per incomprensioni, non sono riuscito ancora a tirare fuori e portarle alla luce. Insomma vorrei poter fare una vita normale, non mi immagino di realizzare qualcosa di impossibile o fantastico, se lo vuole sapere, ora come le mie fantasie/desideri sono sul fatto da grande di essere un bravo avvocato.

Un cordiale saluto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Dic 07, 2009 12:47 am

Che ne pensa di tutto questo?

Un cordiale saluto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Lun Dic 07, 2009 10:57 pm

Caro squall,
il confronto, il paragone, la normalità presunta etc etc, putroppo implicano uno strumento di misura, una scala di valori, un giudizio, un voto che si applica non tanto agli altri, ma cosa ancor più grave a se stessi. Diciamo che lei si boccia continuamente, ma forse pensa di farlo soprattutto con gli altri. Lei ritiene di non essere all'altezza di...perchè misura gli altri o sopravvalutandoli(e automaticamente si sottovaluta) oppure sottovalutandoli(automaticamente si ipervaluta). Questa oscillazione, me ne rendo conto, non è un bel da farsi...soprattutto perchè rischia tanta sofferenza e solitudine. E se ci fosse una via di mezzo? Una terza possibilità mai sperimentata dal vivo? E se il mondo non va visto dall'alto in basso a seconda del punto di vista oscillatorio(da sè agli altri e viceversa), ma è possibile vederlo sullo stesso orizzonte?
Un caro saluto.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 08, 2009 1:17 am

La sua analisi è giusta e corretta. Infatti credo che abbia ragione nel mio caso credo proprio si tratti di sopravvalutare il prossimo e l'estraneo e contemporaneamente svalutare il mio ego. Dunque dovrei essere io l'anomalia del sistema, in cui valori sono sfasati rispetto alla norma, perlomeno visti con i miei occhi.
La terza via in effetti sarebbe la normalità e l'equilibrio, che a me manca. E questo disquilibrio e/o fallimenti provoca delusione e tanti interrogativi senza risposta, a cui vado incontro.
In realtà non che me ne sto uscendo ora e mi sto lamentando di questo sentirmi diverso dagli altri, fare confronti e cercarne le cause. E da quando ho per lo meno 14 anni, che già avvertivo disagi, e che già prevedevo mi sarei trovato col tempo ancor più isolato socialmente e in regressione. Del resto non avevo amici allora, e nemmeno adesso, per fare un esempio un pò stupido.

In realtà nel corso degli anni, in passato, vedendomi sempre con poche novità nelle mani, e vedendo gli anni passare, tra me e me mi sono detto più volte, anche per auto-supportarmi, che in fondo ognuno è diverso, hai i suoi tempi ciclici e di crescita diversi, e che arriverà con calma e pazienza anche il mio giorno. Quel giorno di cambiamento, non è ancora arrivato e credo ora sia ancora più complicato di prima, che arrivi. Ho sperato che arrivasse, in realtà c'è stato un breve periodo, come aveva accennato più sopra in cui qualcosa si era mosso nel campo dei rapporti perlomeno con una persona, e per lo meno era un piccolo sollievo, nella negatività del resto. Naturalmente questo piccolo periodo è sfumato e la mia strada si è separata da questa persona con cui c'era anche confidenza.

Insomma credo sia un filo tutto collegato. Per me posso dire, che questa breve parentesi di amicizia parziale più unica che rara nel mio percorso, era come una medicina, che un pò mi alleviava il dolore.

"sento che non si tratta di una semplice conoscenza, anzi! Ma quasi una bella vittoria. Uscire da solo e ritrovarsi a conoscere una bella persona" ecco con questa sua precedente frase riferita a quell'incontro con una ragazza, si collega tutto. I rapporti, le uscite, per me avaro di forti emozioni e sentimenti, sono come il bambino che assaggia il latte materno per la prima volta o una vincita alla lotteria: una boccata di ossigeno, una novità, roba che gli altri hanno vissuto tante volte, per me erano/sono novita, il sentirmi normale. Proprio l' avvicinamento a quella "terza possibilità, alla veduta dallo stessa ottica e orizzonte", in passato più vicina ora più sfocata.

Non so se vuole fare ulteriori riflessioni o meno.
Intanto un cordiale saluto e buonaserata.
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 08, 2009 10:00 am

Ciao Squall,
dal suo ultimo intervento, sento di dover ribadire gran parte delle ipotesi avanzate nel mio ultimo messaggio.
Nella speranza che possa esserle utile, cerco di portare dimostrazioni concrete delle mie idee a riguardo.

Andiamo con ordine:
"La sua analisi è giusta e corretta". Promossi o bocciati?(la ringrazio che per il momento ha promosso me Wink di prima mattina mi serviva proprio!). Mi chiedo se è pensabile, almeno solo teoricamente, immaginare che la valutazione delle capacità, delle competenze, del giusto e sbagliato non sia la principale attività della vita. Pensa a quanto tempo spreca a giudicarsi, promuovere o bocciare se stesso e come sia pesante essere continuamente sotto esame, quali rischi corre e sofferenza accumula.

"Dunque dovrei essere io l'anomalia del sistema, in cui valori sono sfasati rispetto alla norma, perlomeno visti con i miei occhi."
Rifletta. Perchè è giunto a questa conclusione? Di certo io non l'ho bocciato! E se l'anomalia del sistema, come gaiamente si definisce lei, in realtà è il principale agente di cambiamento di quel sistema in quanto portatore di sofferenza, desideri, bisogni e sogni? Perchè ha sentito dalle mie parole di poter essere anomalo(vs normalità, un altro termine a lei caro) e non che nel sistema in cui si trova è lei che soffre e quindi è lei che è portatore di un bisogno di cambiamento, di significazione e attribuzione di senso nuovo a se stesso e alle cose?

"La terza via in effetti sarebbe la normalità e l'equilibrio".Non le sembra che è riuscito a fare anche della "normalità" un concetto ideale? Gli ideali sono difficili da raggiungere soprattutto se si parte già in partenza bocciati dal proprio giudice severo interno.
La terza via, dunque, non è la normalità che in lei assume un valore ideale. Quello che io pensavo per lei era una via da percorrere senza guardare troppo in basso per fissarsi sulle buche presenti, nè troppo in alto per rispiarmarsi il tragitto e fantasticare di volare...ma ad altezza d'uomo...acquisendo la visione orizzontale che compensi quella verticale(dall'alto in basso).
Capisco che parlando così schiettamente con lei rischio di essere "bocciato", ma mi creda mi dispiacerebbe ancor di più che lei rischi un'ulteriore "incontro" perso. Questo è quel che mi preoccuppa di più in questa sede per lei. E mi dispiacerebbe, ma sono anche fermamente convinto che il mio ruolo, quello che ho scelto qui, sul nostro forum, è cercare di lascire qualcosa a qualcuno, qualcosa che sia davvero utile, secondo il mio punto di vista.
Un abbraccio forte.
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MessaggioTitolo: Re: Fobia sociale   Mar Dic 08, 2009 4:53 pm

Capisco, che forse il discorso può essere più intricato del previsto da entrambe le parti, anche per il fatto, che sono entrato indirettamente in questo thread, senza prima presentarmi e raccontare tutto dal principio, ma sto tirando fuori i pezzi per gradi.
Se vuole, intanto, visto che qui lo spazio è limitato, posso mandarle la mail che ho scritto per farmi dare dei consigli e/o risposte, in cui ci sono più dettagli, magari può acquisire nuovi elementi. Se l'indirizzo è psicologicampania@live.it posso mandarla li.

Provo a risponderle, anche se alcune parti tipo "portatore di un bisogno di cambiamento e di attribuzione di senso nuovo" non mi sono molto chiare.

1) Infatti, ho capito che meno penso, meglio è per la mia integrità interiore e psicologica. Pensando sempre al passato e a "ma, perchè è successo? come mai? " non serve a niente, se non auto-tormentarsi e infliggermi sofferenza.
Infine: non è che mi boccio, sono semplicemente realista e constato i fatti come stanno. Certo sono capitati anche i sensi di colpa in passato, se è questo che vuole dire.

2)La linea di confine tra normale e diverso è molto sottile, in realtà io mi sento normale nel mio mondo e mi sembrano gli altri che non mi riescono a capire e interpretare.
Nonostante non abbia mai amato la letteratura, mi è rimasta in mente la concezione e la descrizione dell'inetto di Svevo (non so se ha presente) e il malato secondo Pirandello (credo sia lui), secondo cui il malato si sente sano e vede tutti colore che lo circondano pazzi. Naturalmente sono meri esempi, in cui in parte mi riconosco, naturalmente non mi ritengo pazzo!

3) Qui, se ho capito bene, lei dice, che io vedo questa terza via come un ideale, un obiettivo da raggiungere e invece deve essere una "scelta", un modo di vivere e non un obiettivo da raggiungere, almeno io ci leggo questo.

Buonpomeriggio.
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