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 terrore di parlare in pubblico...

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AutoreMessaggio
giorgy881



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MessaggioTitolo: terrore di parlare in pubblico...   Lun Dic 21, 2009 10:20 pm

quando mi capita di parlare in pubblico, ad esempio durante interrogazioni, quando vengo invitata davanti a un platea ad alzarmi in piedi e parlare, oppure quando mi viene fatta anche una domanda dal posto ( quest'ultimo esempio piu raramente) comincio a provare subito ansia, paura, angoscia, comincio a tremare, il battito cardiaco aumenta, comincio a sudare freddo sulle mani anche sul viso (cosa che non mi succede mai), ho vampate di calore e freddo repentine, sento fischi alle orecchie, mi si appanna la vista, sento il corpo che perde piano piano stabilità e se non mi siedo immediatamente e comincio a respirare per bene, svengo a terra.
io sono timida e con poca fiducia in me stessa, lo so, ma riconoscerlo a me stessa non mi è di certo di aiuto.non credo che dipenda dal fatto se conosca o meno bene l argomento da trattare.probabilmente mi accadrebbe anche se dovessi parlare in un gruppo di persone che non conosco in modo informale.
ci tengo a precisare che sono socievole e faccio amicizia facilmente quando si tratta di parlare con una sola persona.ma quando mi devo rapportare con piu persone mi blocco.che devo fare?non sono mica attacchi di panico?datemi dei consigli vi prego
giorgia
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: terrore di parlare in pubblico...   Mar Dic 22, 2009 10:46 am

Cara Giorgy,
mi presento. Sono il Dott. Esposito Luca, psicologo clinico e specializzando in psicoterapia, fondatore, insieme alla Dott.ssa Guariniello, di questo forum.
Mi rendo conto che è spaventata dalle manifestazioni improvvise e spiacevoli che l'assalgono quando si ritrova in situazioni socializzanti in cui sembra che tutti gli occhi siano concentrati su di lei. E' più che comprensibile, visto che sembra che qualcosa non sia più sotto il suo controllo e si manifesta quasi in modo anarchico. Di fronte a questo e ad altri tipi di sofferenza nasce il bisogno di avere punti di riferimento per alleviare il disorientamento iniziale, per darsi una possibile ragione e/o causa, per cui ci si può aggrappare a etichette diagnostiche che non sono sempre di grande aiuto(in quanto "fai da te"). In questa sede, per fortuna e purtroppo, non è possibile fare delle diagnosi, visto che per il processo diagnostico è indispensabile l'incontro vis a vis con un esperto del settore.
In questa sede, piuttosto, io le posso dire che l'imbarazzo può fare brutti scherzi fino ad avere manifestazioni assai sofisticate e disturbanti, come è successo a lei. Il non riconoscere che alla base ci siano emozioni di imbarazzo e/o vergogna può determinare la perdita del controllo e un circolo che si autoalimenta in cui l'imbarazzo cede il posto alla paura per le manifestazioni che provoca a livello fisico e fisiologico. Più aumenta la paura più aumentano le manifestazioni, più si perde il controllo.
La questione è cercare di capire cosa può provocare l'imbarazzo o la vergogna come emozioni principali in contesti gruppali.
Premettendo che l'imbarazzo è l'emozione che emerge proprio in concomitanza a comportamenti giudicati inadeguati in un contesto di gruppo e che la vergogna è l'emozione che si scatena in riferimento a parti intime di sè che gli altri possono vedere, mi chiedo:
-quali parti di sè, che lei valuta in senso negativo, teme che gli altri, gli occhi degli altri, riescono ad intravedere?
-cosa pensa possa succedere se il suo comportamento può risultare non all'altezza(in base a quale punto di riferimento?) rispetto al contesto di gruppo in cui si trova? Cosa sente a riguardo?
-l'imbarazzo e la vergogna sono le emozioni principali se non esclusive vissuti nel suo gruppo d'appartenenza principale, cioè la famiglia?
Un abbraccio a presto.
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giorgy881



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MessaggioTitolo: Re: terrore di parlare in pubblico...   Mar Dic 22, 2009 11:41 pm

innanzitutto la ringrazio per avermi dedicato il suo tempo e avermi risposto.ora le risposte le do io =)

-quali parti di sè, che lei valuta in senso negativo, teme che gli altri, gli occhi degli altri, riescono ad intravedere?
io temo che le gente veda la mia insicurezza, odio far vedere la mia timidezza, e odio mostrare la mia difficoltà nel comunicare con gli altri.voglio dirle che io non ho amici.ho solo due tre ragazze conoscenti con cui esco ogni tanto ma non sono amicizie che riesco a coltivare e che frequento giornalmente per poter stabilire un vero rapporto di amicizia.fin adesso dall'inizio della mia vita non sono riuscita a mantenere un rapporto solido e duraturo con gli altri, quindi ora mi ritrovo sola.ho sempre cercato di evitare il troppo contatto con le amiche, mi piaceva frequentarle ogni tanto quando dicevo io.mi dava "fastidio"se cominciavano a invitarmi tutti i giorni di fila a fare qualcosa insieme. tendevo a isolarmi.mi piaceva e mi piace tuttora ritagliare degli spazi solo per me.solo che l amicizia non funziona cosi.e ora mi ritrovo sola.
ora talmente mi sento sola, che mi sembra di essere diventata strana agli occhi degli altri.mi sento vista timida, taciturna, noiosa perchè spesso non ho argomenti da dire in gruppo, all'università mi sento vista diversa solo perchè non ho un gruppo ne una persona con cui stare.se non cè la mia amica un giorno, io sto sola, non ho nessun altro, e sento che nessuno si avvicinerebbe mai a me.e cosi è.anche se sorrido a tutti e mi mostro disponibile e gentile.ma perchè sono perennemente sola?
ho conosciuto una ragazza con cui mi trovo bene.il punto è che lei ha due amiche del cuore che conosce da anni, con cui esce spesso, e spesso fanno anche serate insieme con i relativi ragazzi...una sera sono uscita con loro, portando con me il mio ragazzo.lui dice di essersi sentito a suo agio.io per tutta la serata passata intorno a quel tavolino mi sono sentita morire, avrei voluto che la serata cessasse subito.mi sentivo troppo a disagio.non sapevo che dire perchè non li conoscevo.avevo paura di sembrare scontrosa o poco simpatica.appena toccava a me girare la carta del mazzo tutti erano in silenzio e tutto cio che dicevo io non faceva ridere nessuno.mentre gli altri erano tutti talmente simpatici e scherzosi...insomma un totale disastro.
le ho detto questo perchè mi chiedo...tutta questa mia insicurezza sarà causata anche dalla mancanza di amici, la cui presenza permette alla persona di credere in se stessa e nelle proprie capacità e pregi?sarà che penso di non essere voluta da nessuno perchè non piaccio a nessuno e quindi ho poca fiducia in me?
-cosa pensa possa succedere se il suo comportamento può risultare non all'altezza(in base a quale punto di riferimento?) rispetto al contesto di gruppo in cui si trova? Cosa sente a riguardo?
penso che potrei sembrare ancora piu inadeguata, incapace, antipatica (perchè premetto che essendo una bella ragazza e essendo molto introversa, la gente spesso pensa che io me la tiri e che mi senta superiore), e tante altre cose...ecco sento di essere l'opposto di una calamita per le persone.
-l'imbarazzo e la vergogna sono le emozioni principali se non esclusive vissuti nel suo gruppo d'appartenenza principale, cioè la famiglia?
credo che molto sia causato dalla mia famiglia.mi dispiace dirlo ma è cosi.mia mamma si vergogna della casa piccola che abbiamo e, visto che lavora come donna delle pulizie, si vergogna di dirlo in giro (io non capisco il perchè, lavora non sta rubando!), si vergogna del ragazzo di mia sorella che essendo figlio di due medici ha possibilità economiche superiori alle nostre ed ha genitori piu colti di lei e di mio padre.
mio padre....eh...discorso difficile...è un uomo ignorante, dice sempre parolacce, urla è sempre nervoso per il lavoro, frustrato perchè vorrebbe una vita migliore, vorrebbe offrirci di piu ma non puo...pero ci vuole infinitamente bene e vive per noi.lui secondo me è il primo insicuro della mia famiglia.è sempre indeciso e prima di prendere una decisione chiede sempre aiuto a mia mamma.mi ha sempre cresciuta dicendomi stai attenta qua stai attenta là, no lo faccio io per te che è pericoloso, non fare rumore che i vicini sentono, chissà che pensano gli altri, e tra l altro spesso mi sottovaluta dicendo cose che mo feriscono davvero...critica sempre gli altri, e questo mi da molto fastidio...
mia sorella si vergogna di mio padre, della casa piccola, e del suo corpo (pensa di essere brutta solo perchè è un po cicciottella).io e lei litighiamo spesso e quando succede mi dice cose tipo: le tue passioni sono frivole, non vali niente, sei strana, sei pazza, sei psicopatica, stai sempre rinchiusa dentro casa, stai sempre davanti al computer--->( frase ce ormai mi sento ripetere quasi ogni giorno da tutta la mia famiglia), sei malata... so che forse lo dice per rabbia momentanea, ma mi ferisce molto.
mi sento di dirle che sono molto gelosa del mio ragazzo anche se non me ne da motivo.quando siamo per strada guardo dove guarda lui per vedere se guarda altre ragazze.divento furiosa se solo il suo sguardo è su un'altra.altro segno di insicurezza?
le dico un ultima cosa che non c entra nulla.durante litigi, forti discussioni in cui mi sento giudicata o devo far valere la mia opinione che viene contrastata dagli altri, o mi devo difendere verbalmente, o mi sento ferita, io piango.ho le lacrime facili.e non riesco a controllarle.
non so che dirle dottore.non riesco a organizzare tutti i miei pensieri in questo momento.sento che ci sono mille particolari che potrebbero essere importanti che non sono riuscita a ricordare o mettere in ordine nella mente e scrivere.vorrei che mi dicesse...no non sono attacchi di panico.sei solo timida e molto insicura...fai questo e tutto passerà...sono stanca di sentirmi cosi
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: terrore di parlare in pubblico...   Mer Dic 23, 2009 10:43 am

Ciao Giorgy,
mi rendo conto quanto possa essere difficile convivere con una difficoltà senza riuscire a darle un nome preciso e condiviso. Ma sento anche che sarebbe la cosa più facile da farsi e forse risponderebbe alle aspettative circolanti nella famiglia secondo le quali lei è "malata". Sento che occorre, invece, tentare di dare la giusta dimensione ai suoi vissuti, senza minimizzare ma neanche patologizzare ed etichettare senza uno scopo ben preciso. Insieme, spero, cercheremo di dare un significato e dei nomi che potranno esserle di aiuto e che potrà usare per lei stessa.

Innanzitutto, abbiamo raggiunto un traguardo molto importante, vale a dire abbiamo individuato possibili tematiche attorno le quali girano vorticosamente i sintomi da lei avvertiti. Queste posso essere:
-il giudizio;
-l'imbarazzo per non essere all'altezza rispetto a un ideale che lei ha(come dovresti essere con gli altri);
-la vergogna come emozione dominante all'interno della sua famiglia;
-la mancanza di fiducia nei confronti del mondo e degli altri;
-il senso di inadeguatezza vissuto dall'intera famiglia secondo un canone arbitrario e ideale.
Questi aspetti, cara Giorgy, si intersecano tra loro tessendo la trama sottile e invisibile che compone la storia della sua famiglia. Le sue difficoltà emergono in una fase della vita in cui è chiamata forse a differenziarsi e separarsi gradualmente dal nucleo familiare. Ma non c'è separazione senza una buona elaborazione della propria appartenenza, vale a dire di come ci si è sentiti, comportato, reagito a tematiche che costituiscono la sua storia familiare.
Ma soprattutto, mi sembra che lei si fa portavoce di una problematica che non riguarda solo lei, ma l'intera famiglia nel complesso. Forse, ciò che fa di lei la componente della famiglia che manifesta di più l'imbarazzo, la vergogna, la sfiducia, la rabbia frustrata, l'isolamento sociale, in non sentirsi all'altezza e l'immagine negativa data agli altri, è l'enorme aspettativa che lei ha assorbito su di sè circa il riscatto sociale e il ripagare il debito che sente di avere nei confronti dei sacrifici e delle sofferenze dei suoi familiari.
In una fase delicata, come quella dell'ingresso nel mondo degli adulti, che lei sta attraversando, sente di essere chiamata a costruirsi una vita su cui grava una forte ipoteca, ma soprattutto l'aspettativa di riscattare le sofferenze di tutta la famiglia. Ecco, dunque, che l'università diventa insostenibile, visto che può rappresentare il riscatto di cui parlo, riscatto che non può gravare solo su di lei. Così come la vita sociale diventa un continuo esame da superare per essere all'altezza di...per non essere giudicata, per non sentirsi inferiore ect ect.
In ogni caso, credo che sia importante per lei prendersi solo la parte che le compete e lasciare agli altri la loro...così inizia la differenziazione e la separazione che accennavo.
Mi faccia sapere come procede. Un forte abbraccio.
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