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 la mia storia

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marianna
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MessaggioTitolo: la mia storia   Mar Mar 16, 2010 11:12 pm

ciao a tutti mi sono appena iscritta mi chiamo marianna ho 27 anni e vorrei raccontarvi la mia storia.
tutto iniziò un paio di mesi fà quando a causa di troppi caffè mi sono sentita male tachicardia,sensazione di soffocamento,formicolio alle braccia la corsa in ospedale che dopo un ECG di rimisero.
e da lì ebbe inizio l'incubo avevo e ho paura di essere ammalata non riuscivo più a stare sola avevo la fissa che sarei morta per infarto o soffocamento non immaginate quanti dottori ho visto e al momento sono in cura stava andando meglio perchò riuscivo a controllarmi abbastanza ma è da un paio di settimane che mi sembra di essere tornata indietro ho un nodo alla gola e una sensazione di soffocare ho perennemente bisogno di respirare con la bocca o di sbadigliare e non riesco proprio a prendere in mano la situazione.
ecco questa era la mia storia e spero che con qualche consiglio posso finalmente uscire da quel tunnel senza luce chiamato ANSIA!!!!!!! vi ringrazio
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fedi89
Ospite



MessaggioTitolo: Re: la mia storia   Mer Mar 17, 2010 7:28 pm

se vuoi puoi leggere il mio parere nelle risposte del post di nina ! io come te ho il tuo stesso disagio... solo che ho piu' esperienza xkè ce l'ho da piu' tempo e t posso dire qualcosina in piu' Smile* smack
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: la mia storia   Mer Mar 17, 2010 7:36 pm

Ciao Marianna,
benvenuta sul forum.
immagino come sia dura convivere con quei segnali di cui parla. Come stiano condizionando la sua vita giorno dopo giorno, come una costante a cui dover prestare attenzione in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione si tenta di vivere. Mi dispiace.
Da quel che dice, mi sembra di intuire che lei vive "la paura di aver paura", un serpente che si mangia la coda, un circolo vizioso che si autoalimenta e che sembra illuderci che non ha mai fine, che sarà sempre così. In realtà, lei ha già fatto esperienza di come le cose possono cambiare...di come il senso di soffocamento possa essere superato se si tenta di cambiare qualcosa della propria vita...qualcosa che forse non va. I segnali che vive le rimandano proprio questo, come se l'avvertissero che qualcosa deve essere cambiato, perchè forse inizia una nuova fase evolutiva della crescita personale che richiede di iniziare innanziuttutto a vivere per se stessi, senza aderire troppo alle aspettative degli altri.
Purtroppo l'aspettativa del malessere che si è formata dentro di lei dalla sera dei "fatidici caffè" come un malefecio portano al verificarsi del malessere stesso. In altre parole più si aspetta, consapevolmente o inconsapevolmente, di sentirsi male o che la crisi si ripresenterà, più impeccabilmente il malessere sarà dietro l'angolo e l'aspetterà. Il circolo vizioso che parte da questo maleficio può e deve essere interrotto...ma non esiste una formula magica uguale per tutti. Esiste, invece, la possibilità di ricercare un modo personale di viverle...diciamo così, la possibilità di esperire che attraversandole, PIU' CHE ATTENDERLE PASSIVAMENTE ISTANTE DOPO ISTANTE, conduce a una loro breve risoluzione, attenuazione e scomparsa. L'attesa passiva del malessere, invece, purtroppo non fa altro che prolungarlo e creare il circolo vizioso che può limitare la sua vita di relazione e sociale. Tutto ciò implica coraggio, un pizzico di ribellione e rabbia e la voglia di rischiare...provare per credere!
Quando qualcosa si ripresenta, quando il malessere ritorna, non significa che non è mai stato superato, piuttosto indica che stiamo rispondendo con le vecchie modalità alle nuove situazioni che viviamo.
Il rischio, oggi per lei, mi sembra quello di cadere nel tranello di dare troppa attenzione ai segnali che vive, vivere per loro e non per se stessa, escludendo quello che si cela dietro...magari tutta la sua vita sociale e relazionale con cui il malessere potrebbe avere a che fare...essere legato.
Mi dica, come mai prende così tanti caffè? Cosa fa nella vita? Che tipo di cura ha iniziato?
Chi sa del suo malessere? Con chi vive? Che effetto ha fatto il suo malessere evolutivo nelle relazioni significative?
Ha mai pensato che questo malessere ha a che fare con la sua crescita, con la fase di vita caratterizzata dal bisogno di cambiare alcuni aspetti della sua vita?
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marianna
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MessaggioTitolo: GRAZIE TANTE PER LA PRONTA RISPOSTA   Mer Mar 17, 2010 10:47 pm

in merito al caffè non è che ne prenda poi così tanti, all'epoca dei fatti al massimo ne prendevo 2 al giorno fino a quando accompagnai il mio ragazzo ad un appuntamento di lavoro dove ogni pò passavano col caffè ed io che sono una persana che non sa dire no per conpiacere chi mi sta intorno ne ho presi un bel pò nel giro di poche ore, al momento del ritorno in macchina ho avvertito quei brutti sintomi e mi sembrava di non farcela da lì è partito tutto.
ho cambiato radicalmente la mia vita abitavo in germania adesso sono a roma con il mio ragazzo, abituata al lavoro adesso spero non per molto ancora mi trovo disoccupata.
la cura che ho iniziato non è farmacologica dettata da un bravissimo medico amico di famiglia che con un citotest ha riscontrato delle intolleranze ad alcuni alimenti che eliminati per un periodo in base alla loro intolleranza mi davano nausea vomito e mal di testa e a dire il vero per oramai 6 mesi ha funzionato con il solo ausilio di 2 pillole omeopatiche rilassanti al giorno, adesso però da 2 settimane mi sembra di rivivere quei momenti il mio dottore dice che è anche merito del cambio di stagione e che cmq questi alti e bassi fanno parte della risalita verso la guarigione anche se frà un pò sarò di nuovo da lui a consulto perchè la terapia è quasi scaduta durava sei mesi.
del mio malessere ne sono a conoscenza un po tutti familiari e amici anche perchè ne riesco a parlare un pò con tutti.
come già detto vivo a roma con il mio ragazzo e il nostro primogenito quadrupede il nostro cane che mi da tanto sollievo.
i rapporti con i miei e il mio ragazzo ne hanno risentito tanto per via del nervosismo che mi accompagna o perchè mi vedono a volte piangere e perchè in quei momenti non sanno come aiutarmi.
grazie ancora apresto
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: la mia storia   Gio Mar 18, 2010 10:36 am

Ciao Marianna,
mi colpisce un aspetto di lei che mi piacerebbe approfondire insieme: LA COMPIACENZA.
Sento che sia la tematica chiave, quella che ha a che fare con quanto si nasconde dietro alle sue manifestazioni di sofferenza.
Mi domando come mai sia così compiacente con gli altri? Perchè antepone i suoi bisogni e i suoi desideri a quelli degli altri? Con chi cerca di essere maggiormente compiacente? Con chi invece riesce a vedere innanzitutto se stessa e poi le esigenze dell'altro?
E ancora, sente che se non è compiacente gli altri le sfuggano dal controllo e l'abbandonano? Sente che la compiacenza sia l'unico modo per tenere gli altri vicini? Chi? Perchè sente di non valere e di non meritare se inizia ad essere compiacente innanzitutto verso se stessa?
Spero che queste domande possano essere spunti di riflessione da ripercorrere assieme. A presto.
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marianna
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MessaggioTitolo: salve dott. luca   Gio Mar 18, 2010 10:27 pm

la mia conpiacenza verso gli altri non è un qualcosa di anormale ma fa parte di me sono sempre stata così con tutti dagli amici al lavoro fa parte di me e perchè non vorrei scontentare qualcuno.
è anche una forma di gelosia che ho verso quello che mi appartiene tipo la mia famiglia ect. e quindi questo mi porta ad accontentare gli altri senza che me lo chiedano per paura di perderli.
le persone a cui tengo non sfruttano questa parte del mio carattere ma in passato più di qualcuno ha abusato della mia bontà per i propi comodi.
ho purtroppo sempre questa sensazione di essere diversa dagli altri di non essere al loro livello e quindi inferiore anche se poi riflettendoci su ho molto di più che tanti altri però nel relazionarmi questa è una sensazione che provo purtroppo.
ti ringrazio sempre tanto per il tempo dedicatomi e spero di essermi spiegata in modo adeguato un abbraccio marianna
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: la mia storia   Ven Mar 19, 2010 12:55 pm

Cara Marianna,
sento un vago rischio che anche qui, in questa sede e nel caso specifico con me, lei tenti di essere compiacente, perchè mi dispiacerebbe sapere di non poter relazionarmi con le parti genuine di lei. Il rischio, quindi, potrebbe essere quello di diventare troppo accomodante, artificiosa, perchè la compiacenza non è altro che un tentativo di costruire se stessi in relazione ai bisogni, alle esigenze e ai desideri degli altri. Si rischia di perdere di vista se stessi. Non mi meraviglia che proprio quella parte di lei più genuina, quella parte che meglio rivendica di riappropriasi della propria vita, senza per questo temere di essere abbandonata e rifiutata, sta lanciando i segnali di sofferenza e disagio di cui parlavamo. Questi segnali caratterizzano una fase fondamentale del suo ciclo di vita, che richiede di essere attraversato affrontando tematiche fondamentali della sua vita.
Come mai crede di non valere il bene delle persone significative?
Come mai crede che solo diventando adesive e compiacenti si assicura il controllo su di loro rassicurandosi che non l'abbandoneranno?
Come mai tende a oscillare tra l'essere troppo vicina(essere compiacente, e quindi dipendente dagli altri) e l'essere troppo lontana(paura di essere abbandonata se tenta di vivere per se stessa innanzitutto)?
Con chi potrebbe succedere questo?
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marianna
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MessaggioTitolo: ciao luca   Mer Mar 24, 2010 12:59 am

Ciao Luca
scusa il ritardo nella risposta ho tardato a scriverti perchè non capivo bene cosa mi chiedevi visto e considerato che la precedente risposta datoti era per me normale.
capisco bene cosa intendi però i comportamenti e le risposte verso gli altri sono compiacenti.
me lo dice anche il mio ragazzo che quella che pensa è marianna A e quella che agisce è marianna B!
ad esempio se penso di fare qualcosa per me e lo desidero veramante alla fine non la faccio perchè prima penso a come la prenderebbero gli altri e anche se tra tutti uno potrebbe avere da ridire anche minimamente non la faccio più.
mi rendo conto che è un atteggiamento ridicolo ma non lo faccio di proposito mi viene spontaneo anche se magari agendo come vorrei nessuno avrebbe nulla da ridire io mi pongo cmq il problema.
questa è la normalità ho sempre agito così reprimendo i miei pensieri e i miei sfizi anche se poi alla fine non era un peso e non penso di aver sbagliato.
ciao marianna
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Dott.Luca Esposito
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MessaggioTitolo: Re: la mia storia   Mer Mar 24, 2010 9:58 am

Ciao Marianna,
la settimana scorsa ho visto un film...e pensavo a quello che dice sulla compiacenza. Il film è "Alice in wonderland" di Tip Burton. E' un film che "attraversa" la compiacenza...attraversa il percorso che conduce alla certezza di ciò che si è. Se non l'ha ancora visto le consiglio di farlo. Così insieme, con un pò di fantasia, risponderemo a questa domanda:Alice scoprirà di essere la vera Alice? E Marianna?
A presto.
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